Digitalizzazione Carta del Cantino

La “Charta del navicare per le isole novamente trovate in la parte de l’India…” conosciuta universalmente come Carta del Cantino e conservata in Biblioteca Estense, è la più antica carta portoghese che delinea le coste dell’America e tutte le terre conosciute all’inizio del XVI secolo.

Documento di rara bellezza datato 1501-1502, fa parte della selezione di carte digitalizzate con il progetto Estense Digital Library. Martina Bagnoli, direttrice delle Gallerie Estensi, ci racconta la pregiata mappa e perché è importante renderla fruibile in formato digitale, accessibile al mondo intero.

Strumento di viaggio e commercio, la carta è una pergamena di grande formato che misura ben 1050×2200 mm, e per la sua movimentazione e digitalizzazione è stata necessaria una giornata intera.

Gaia Petrella, restauratrice esperta in beni librari, e Giovanni Borelli, responsabile tecnico del Laboratorio di digitalizzazione per i grandi formati, ci rivelano le tecnologie, la complessità e gli accorgimenti messi in atto.

La Carta del Cantino appartiene all’antico Fondo estense, non conosciamo il nome del suo autore, rimasto ignoto a causa dei divieti imposti dal Re del Portogallo di commercializzare carte che mostrassero le nuove scoperte. Infatti, sappiamo che le carte nautiche con appuntate le ultime conquiste venivano date ai naviganti, con l’obbligo di restituirle al rientro in patria. Nonostante ciò, chi era davvero intenzionato ad entrare in possesso delle ambite mappe, e disponeva di ingenti somme di denaro, poteva comunque procurarsi una carta aggiornata.

Così fece Ercole I d’Este, Duca di Ferrara, che tramite Alberto Cantino, suo inviato a Lisbona, riuscì a reperirne una. Non sappiamo come agì Cantino, ma in una lettera datata 19 novembre 1502, comunicava al Duca di aver lasciato la mappa a Genova affinché arrivasse a Ferrara: il costo fu 12 ducati d’oro.

La Carta entrò così a far parte della ricca Collezione dei Duchi d’Este, finché nel 1859 venne rubata da Palazzo Ducale in seguito ai moti del 1859, e ritrovata alcuni decenni dopo nella bottega di un noto salumiere modenese, dove veniva utilizzata come paravento.

A breve questo splendido documento sarà fruibile e indagabile da tutti gli utenti, che potranno apprezzare le straordinarie decorazioni e i suoi colori ancora brillanti, nonostante il passare dei secoli.